Progetto consapevolando

Progetto consapevolando

A CURA DI:

Dr. Erika Cappello – Pedagogista Clinico.

Dr. Simone Minichiello – Logopedista.

“Se tratti un uomo quale è, rimarrà cosi come è. Ma se lo tratti come se fosse quello che potrebbe o dovrebbe essere, certamente diverrà ciò che potrebbe o dovrebbe essere”
J. Wolfgang Goethe
Descrizione:
In passato si pensava che i bambini autistici soffrissero per rifiuto di sentimenti e desideri, e si dava loro di conseguenza la possibilità di libera espressione in un quadro non strutturato sperando che potessero trovare una via per liberare le proprie potenzialità inibite. Nulla di più sbagliato: l’esperienza di molti anni ci ha insegnato che in questo modo si produce l’effetto contrario, aumentando. l’angoscia e i problemi comportamentali. Si sa ora che la persona autistica, a causa dei deficit di comunicazione e della “cecità sociale” alla base dei disturbo autistico, ha bisogno di una strutturazione dell’ambiente per rassicurarsi, e che l’ansia diminuisce quando sa esattamente che cosa ci si aspetta da lui in un certo momento e in un certo luogo, che cosa succederà in seguito, come, dove e con chi. Un quadro temporo-spaziale molto strutturato, in altre parole comprensibile e prevedibile, costituisce il primo passo per poter impostare un lavoro educativo con il bambino autistico. La strutturazione tuttavia non deve significare rigidità, ma deve essere flessibile, costruita in funzione dei bisogni e dei livelli di sviluppo dei singolo bambino e soggetta a modifiche in ogni momento; nè deve essere fine a se stessa, ma rappresentare un mezzo per aiutare una persona in difficoltà a causa della propria impossibilità a comunicare.() Se appare evidente che l’alunno autistico funziona meglio in un ambiente strutturato perchè ciò gli garantisce la prevedibilità degli eventi e una maggiore comprensione della complessità del reale, allora la STRUTTURAZIONE deve essere l’abito mentale che informa tutti gli aspetti del progetto educativo per l’alunno. Nulla deve essere improvvisato, ma occorre predeterminare tutto; solo così, in una cornice predeterminata e molto chiara, sarà possibile approfittare degli stimoli offerti nella vita quotidiana dall’inserimento dell’alunno nell’ambiente sociale naturale della classe. Così strutturazione si coniuga con flessibilità, dosando sapientemente i due ingredienti in base all’evoluzione del bambino e della rigidità ed essenzialità delle sue strutture cognitive. Quello che è importante sottolineare, infatti, è che la struttura di tempo e spazio non è fine a se stessa, nè un obiettivo da raggiungere, bensì uno strumento evolutivo, un mezzo per aiutare la persona autistica a raggiungere una migliore padronanza del proprio ambiente e della propria vita; come tale deve essere considerata come una impalcatura che sorregge un edificio in costruzione, e che viene tolta gradualmente man mano che la costruzione acquista stabilità, allo stesso modo la rigidità della strutturazione spazio- temporale va diminuita man mano che ci si rende conto che la persona può farne a meno.

Ambito di intervento:
Socio-educativo.

 

A chi è rivolto:
l’intervento è rivolto a soggetti diversamente abili.

 

Problema/bisogno:
Le persone diversamente abili necessitano di interventi capaci di aiutare la persona ad aprirsi per farla crescere e divenire maggiormente consapevole delle proprie potenzialità, restituendole fiducia e coraggio nel perseguire la strada verso la conoscenza intima di se stessa.

 

Problema/bisogno:
3 giovani diversamente abili
1 bambino con sindrome di Down
Gruppo genitori Autismo – Occhiobello/Stienta


Obiettivo generale:
Il progetto proposto, intende favorire la conoscenza di se e dell’altro dando al soggetto la possibilità di cogliere e sviluppare nuovi modi di pensare, sentire e relazionarsi a partire da un contatto con il proprio vissuto e dalla relazione con l’altro. Quello che ci si propone è di aiutare la persona diversamente abile a vivere il proprio corpo in modalità diverse, cogliere i messaggi che da esso riceve, sperimentarlo in situazioni nuove che favoriscono la piacevolezza del con – tatto e stimolano nuove sensazioni e vissuti quali la fiducia e il controllo di se, capaci di ridonargli la consapevolezza del proprio corpo. Al lavoro diretto con i soggetti diversamente abili si attuerà parallelamente un’attività formativa allo scopo di creare un gruppo di genitori e familiari in grado di trasformarsi da utilizzatori di servizi in promotori di servizi, nella convinzione che i loro saperi e le loro esperienze aiuteranno la progettazione e la realizzazione di forme di intervento sempre più adeguate ai bisogni e quindi più efficaci.

 

Obiettivi Specifici:

La persona dovrebbe acquisire le seguenti capacità:

  • L’acquisizione della consapevolezza del proprio senso corporeo
  • Il passaggio dal corpo vissuto, al corpo percepito e al corpo rappresentato
  • L’incremento dell’autostima nel soggetto diversamente abile
  • L’acquisizione di nuove competenze relazionali.
  • Acquisire una maggior consapevolezza delle senso – percezioni interocettive, propriocettive e esterocettive
  • Promuovere la costruzione di un’immagine di se che comprenda sia i limiti sia le potenzialità.
  • migliorare la percezione e l’articolazione dei fonemi della lingua italiana.
  • guidare il bambino nella costruzione di frasi sempre più complesse dal punto di vista morfo-sintattico e grammaticale.
  • aiutare il bambino nell’ampliamento lessicale e nella ricerca di parole nuove.
  • favorire lo sviluppo delle abilità narrative di ciascun bambino.

Durata del progetto:
30 ore per Gianluca Merlo
60 ore per i fratelli Tagliacollo
30 ore per Tognin
15 ore di formazione per i genitori

Durata di ogni incontro:
1 ora.
LUOGO: studio di pedagogia clinica Contesto domiciliare Ambulatorio

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